Un’ inclinazione naturale alla ricerca, sul doppio versante delle lampade e dei complementi d’arredo che compongono come tessere di mosaico l’insieme delle proposte per abitazioni contemporanee, dall’allure internazionale. Sin dalla sua nascita, che risale al 1984, Pallucco ha imboccato la strada dell’innovazione e del dialogo con il mondo del design.
Riedizione e creazione, riscoperta e sperimentazione, sono i principi cardine su cui muove la visione di Pallucco.
L’attitudine a riscoprire progetti del passato convive con la curiosità adrenalinica di vedere per primi il disegno di un giovane designer. Le visioni dei maestri coesistono con gli azzardi dei designer emergenti, che possono così testare il loro talento proponendo un design altamente caratterizzato da forme iconiche per Pallucco.
I complementi d’arredo si distinguono per l’originalità, lo stile anticonformista e la capacità di suscitare emozioni attraverso il design che diventa protagonista dello spazio.
Semplicemente geniale. Al pari di un’intuizione di Sherlock Holmes, con cui non a caso ha molto in comune, il nuovo straordinario oggetto d‘arredo disegnato da Denis Santachiara. Così come l’investigatore del mistero creato da Sir Conan Doyle è sempre raffigurato sotto una vezzosa mantellina, così anche i capi appesi all’attaccapanni presentato da Pallucco sono protetti da un rigido mantello. Tabard, infatti “indossa” un elegante guscio rigido che nelle forme ricorda uno dei capi simbolo dell’abbigliamento di fine ottocento: il tabarro il lungo soprabito senza cuciture che si avvolgeva intorno al corpo. Attaccapanni luminoso, rivoluzionario che ruota di 120° in cui ruoli sono invertiti. Mentre i tradizionali appendiabiti vengono coperti dai vestiti, al contrario Tabard copre i capi, li protegge dalla polvere e infonde una immagine inedita e curiosa a questo oggetto.
Tabard è disponibile in due versioni: a muro o piantana, che si ottiene accoppiando due mantelli. All’interno una fonte luminosa fa filtrare la sua luce attraverso il materiale del mantello, contribuendo a creare un alone di mistero, fascino e seduzione.
Niente è più lo stesso dopo l’apparizione del monolite. Si impone un cambiamento nel modo di pensare la realtà. Gabriele Rosa sembra suggerirci un salto di conoscenza e di prospettiva con il suo Clino. Dice il designer: “Il progetto si basa su un gesto che può essere considerato arbitrario e che consiste nel posizionare liberamente un elemento nello spazio. Questa operazione è fuori da una logica razionalista, la quale, generalmente e storicamente, viene assunta come autorevole, legittima ed assoluta. Mi sembra interessante come da ciò ne derivi qualcosa di inaspettato, dinamico e maggiormente espressivo, ma non per questo inadeguato ad assolvere la sua funzione.
Quello che soprattutto ritengo più importante, e per certi versi misterioso, è come l'oggetto, così come l'attitudine critica da cui nasce, sia al contempo destabilizzante ed estremamente seducente”.
Internamente Clino può essere attrezzato con diversi ripiani per una funzione multiuso, con supporti per bicchieri come un mobile bar e con mensole porta-scarpe dalla capienza di circa 16-18 paia.