Il
Salone Internazionale del Mobile, in programma dal 9 al 14 aprile prossimi, presenta una
mostra-evento che assume
il fuoco come fonte primaria di luce e come
riferimento mitologico per installazioni che, utilizzando i linguaggi più creativi e dinamici delle arti contemporanee, ne esaltano i valori spettacolari ed emozionali. Non solo nella mitologia classica dell’Occidente, ma nell’immaginario mitologico di quasi tutte le culture del mondo il fuoco appartiene agli dei. Il titano Prometeo lo trafugò con l’inganno a Giove per farne dono all’umanità e da quella prima scintilla, nascosta nel cavo di una canna, si sviluppò la capacità dell’uomo di creare la luce e di sviluppare tutte le arti.
Con la
direzione artistica di Franco Laera, artisti di contesti culturali differenti, dall’Europa all’Asia, dall’America Latina all’Africa, sono stati sollecitati a
ispirarsi al fuoco di Prometeo per parlare della luce ed evidenziarne i valori archetipici e profondamente emozionali, che appartengono in modo indifferenziato a tutte le culture dell’umanità. Proprio per questa ragione
gli artisti che compongono il caleidoscopio dell’evento
appartengono non solo ad
ambiti espressivi diversi (arti visive e teatro, letteratura e scienza, archeologia e filosofia), ma anche ad
orizzonti culturali molto
distanti.
All’artista americano
Robert Wilson, maestro nell’uso della luce nei suoi spettacoli teatrali, è affidata
l’architettura generale dell’evento, strutturato
come itinerario che ha inizio sin dall’atrio di accesso al Palazzo della Ragione, per attraversare il grande salone dove sono visibili le tracce medioevali e quelle della ristrutturazione settecentesca, e per scendere direttamente nel loggiato sottostante attraverso la nuova scala situata sul lato opposto.
Un “racconto” di luce scandito da una
partitura musicale composta per l‘occasione da
Giovanni Sollima. Un viaggio che farà incontrare al visitatore
installazioni visive e sonore, ma anche storie e racconti che evocano culture diverse.
Il
mondo ebraico è rappresentato dallo scrittore, musicista e attore
Moni Ovadia, che pone l’attenzione sulle connotazioni sacre della Luce nelle tre religioni monoteiste.
Vadim Fishkin, artista russo, rappresenta
l’Europa dell’Est affrontando i cambiamenti di luce che si succedono nel corso di un’intera giornata.
Dall’Australia Robyn Backen si affida a figurazioni sospese tra rimandi ancestrali e ricerca tecnologica. Per il
mondo islamico Shirin Neshat, artista iraniana vincitrice del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1999, richiama la doppia valenza del fuoco quale forza distruttrice e rigeneratrice. Lo
scrittore nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel
per la letteratura riporta l’attenzione sulle divinità della luce e del buio nella mitologia africana. Alla matrice cerimoniale del
teatro delle ombre è dedicato l’intervento di
Heri Dono, artista indonesiano, portavoce della cultura del Sud-est asiatico. La
brasiliana Lygia Pape riporta lo stupore primario che ciascun essere umano prova di fronte al mistero del fuoco e della luce.
Peter Bottazzi e Ritsue Mishima danno vita ad
un’installazione sospesa dove la luce si materializza in vetro. Infine
Fabrizio Plessi nell’ampio loggiato sottostante
reinterpreta tecnologicamente il mito di Prometeo con il
supporto musicale di Philip Glass. La mostra è realizzata in
collaborazione con il
Comune di Milano, Settore Musei e Mostre, e
prodotta da Change Performing Arts.
Immaginando Prometeo
9 aprile-11 maggio 2003
Palazzo della Ragione e Loggia dei Mercanti –Milano