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Riscaldamento e convenienza. Sistemi a confronto

Per riscaldare la propria casa, che si abiti nelle zone più calde d’Italia o in quelle dove l’inverno è particolarmente rigido, il sistema di riscaldamento più conveniente è quello a gas metano. Questa la conclusione a cui è giunta l’associazione indipendente Altroconsumo, che ha svolto un’indagine confrontando i vari sistemi di riscaldamento nelle diverse zone climatiche italiane, utilizzando alcune città campione quali Cuneo, Milano, Roma, Napoli, e pubblicando un intero dossier sul numero di ottobre della propria rivista.

Due le ipotesi di abitazione da riscaldare, considerate dalla ricerca: un trilocale di 90 mq, con due bagni e le tre stanze orientate a nord, ad un piano intermedio di una palazzina, ed una villa unifamilare di 140 mq a tre piani (il seminterrato occupato dal garage non riscaldato), con il soggiorno orientato a nord. Un discorso a parte va fatto nel caso di abitazioni situate nelle zone più calde del Paese, per le quali la forma di riscaldamento più adeguata consiste nell’utilizzo di stufe o condizionatori split, o ancora di apparecchi elettrici che riscaldino e rinfreschino la casa.

Per calcolare la convenienza dei vari sistemi Altroconsumo ha calcolato i costi annui fissi, per l’acquisto e l’installazione degli apparecchi e quelli di funzionamento, per la manutenzione ed il consumo di combustibile e di corrente elettrica per il riscaldamento e l’acqua calda. Ne è risultato che, da Palermo fino a Cuneo, per l’appartamento il gas metano è la soluzione più vantaggiosa (soprattutto se si tratta della tradizionale caldaia a camera stagna); lo segue il sistema alimentato da gpl a cisterna, la cui convenienza è proporzionale all’aumentare del freddo. Il gas metano conviene anche a chi vive in una villetta (in questo caso alle zone più freddde è consigliata la caldaia a condensazione). Il gas metano è tra i combustibili più diffusi in Italia; il suo impiego comporta solo l’installazione di una caldaia e l’allacciamento alla rete di distribuzione.

Per chi non dispone di un impianto di riscaldamento autonomo, ma centralizzato, le spese cambiano: ai costi fissi della manutenzione e del personale che ne controlla il funzionamento si aggiungono le spese che dipendono dal consumo di combustibile e dall’elettricità per il funzionamento dell’impianto. In molti condomini tali spese si suddividono tra gli inquilini in base a criteri che non tengono conto del consumo reale. Per evitare un’errata ripartizione dei costi, alcuni decidono per il riscaldamento autonomo, oppure possono essere installati contatori individuali nell’impianto centralizzato (obbligatori per gli edifici costruiti dopo 30 giugno 2000), applicabili ad ogni tipo di riscaldamento, tranne a quelli funzionanti a pannelli nel pavimento.

Il distacco del singolo dall’impianto di riscaldamento centralizzato, allo scopo di rendersi autonomo, dev’essere una scelta approvata dalla maggioranza dei condomini. E anche in questo caso, l’impianto resta in comune a tutti: quindi chi si è distaccato deve contribuire alle spese di conservazione della caldaia e del resto dell’impianto, oltre a pagare quelle di consumo del combustibile.
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