L’arte della tavola, da quella improvvisata per gli amici a quella invece delle ricorrenze speciali, allestita con cura ed attenzione ai dettagli, prevede l’uso di elementi essenziali, che personalizzano l’atmosfera più adatta ad ogni occasione e fanno sentire l’ospite a proprio agio.
Uno di questi elementi è la posata, la cui realizzazione avviene grazie ad una lavorazione che prevede controlli precisi per verificarne le caratteristiche che ne determinano la pregevolezza estetica e la funzionalità tecnica: la lama del coltello deve essere resistente alla corrosione ed avere una buona capacità di taglio; i rebbi della forchetta devono essere arrotondati, non taglienti e con le punte regolari; il cucchiaio deve avere le coste ben levigate, il manico robusto e la coppa più sottile. Solo la precisione di tecniche e lavorazioni ha dato vita, nel tempo, a prodotti perfettamente equilibrati.
Così come l’arredamento, anche la posateria ha risposto, nel corso degli anni, alle regole del design, alle tendenze e ai gusti in auge al momento
I favolosi anni Sessanta
Al ritmo delle canzoni Beat, con la diffusione della minigonna ed accompagnati dal surrealismo felliniano, gli anni Sessanta consolidano un periodo di particolare creatività. Sulle quattro ruote dalla Fiat 500, si viaggia a “100 all’ora” assaporando i primi effetti del benessere. La televisione entra in tutte le case insieme al telefono, alla lavatrice e a tanti piccoli elettrodomestici.
Il rigore dell’acciaio, la duttilità delle forme. Le posate modello Raffaello di Abert simboleggiano uno stile che attraversa i gusti, contraddistinto dall’equilibrio dei pesi e la distribuzione perfetta dei volumi. |
Lo stile dei “sixties” è ironico, spregiudicato, ricco di fantasia, colore e vivacità. Grazie alla grande celebrazione della Pop Art e, in genere, di tutti i movimenti d’avanguardia, si rinnovano radicalmente l’arte, il design e la cultura in tutto il mondo.
Sulla tavola italiana domina incontrastata la posata in acciaio. Giochi di geometrie che vedono la combinazione di forme morbide e linee rigorose. Nel classicismo del materiale, si sviluppa la creatività nei modelli.
I decisivi anni Settanta Un’esplosione di colori, toni accecanti e declinazioni fluo come in un caleidoscopio. La febbre del sabato sera contagia anche gli italiani! Si parte alla scoperta di un arcobaleno di psichedelie, cubismi e tinte forti per una moda anticonformista. L’innovazione formale e tecnologica degli oggetti si fonde con una componente divertente e ludica. Nelle case degli italiani vengono accostate pelle, plastica colorata e carta da parati con disegni geometrici.
Il gioco dei colori, il piacere dei materiali. Da toccare con gli occhi, da coordinare con tovaglie e stoviglie. Line unisce la qualità dell’acciaio e la fantasia dell’arcobaleno. |
Gli anni Settanta vedono la diffusione delle posate colorate sulla tavola degli italiani. Il design diventa rigoroso e la geometria delle linee è l’elemento caratterizzante. Abert è la prima azienda del settore ad industrializzarne il processo di produzione: è un successo!
Gli esplosivi anni Ottanta
È il boom delle firme, della musica pop e dei primi approcci dell’informatica at home. Sono gli anni della televisione commerciale. L’immagine inizia a diventare importante. Il mondo del lavoro è degli Yuppies rampanti, figli di un benessere economico diffuso. Le case sono ricche, sfarzose e ricercate; la tavola si arricchisce di complementi e di utensili che fanno immagine oltre che funzionalità. Le posate hanno forme morbide ed arrotondate, simbolo di abbondanza e benessere.
Le forme si ammorbidiscono fino a confluire in una rotondità simbolo di abbondanza. Il colore diventa elemento predominante: l’impugnatura è importante, raffinata da una ghiera che ne esalta il contrasto. Senna, di Abert ha il manico in ABS nei colori blu, rosso, crema, bianco, giallo, nero, rosso rubino, verde. |
Gli interattivi anni Novanta
Sono gli anni dell’information technology dove il cellulare non è status ma necessità. È la stress economy che ci trascina nel villaggio globale. È l’esasperazione della comunicazione.
La multietnicità apre nuovi orizzonti di consumo e stili di vita: sapori, profumi, colori e tendenze in ogni settore abbracciano con entusiasmo novità di business. I cambiamenti sociali ed economici in atto, le nuove problematiche relative sia al sistema della produzione che a quello del consumo, definiscono un quadro di riferimento sempre più complesso.
Dalla pienezza esasperata si ritorna ad un design più sobrio e razionale. Le dimensioni riacquistano una proporzionata armonia nel modello Milord di Abert, che vede un corpo “piu’ snello” a favore di una recuperata ergonomicità. |
La decade degli anni Novanta è caratterizzata da una ricerca di forme e materiali semplici ma innovativi. La fantasia continua a essere, senza dubbio, un criterio importante nella concezione delle forme, che mantiene una preoccupazione per la funzionalità e la produzione in grande scala.
2000, minimal chic!
L’ingresso dell’euro, la destabilizzazioni dei consumi e la ricerca di un rinnovato concetto di qualità della vita caratterizzano il nuovo millennio.
Attenzione e cura del proprio benessere coincidono con la ricerca di tempo e spazio. La voglia di simple life accende nuove forme di consumo: non più quantità ma qualità.
Dolphin di Abert unisce una maggior raffinatezza delle forme al recupero dei colori che fanno tendenza e che raggiungono i due eccessi, nella sobrietà del bianco e del nero o nelle tonalità accese del rosso, del blu e del giallo, recuperando i favolosi anni ’60/’70. |
Anche la casa di svuota in nome di un miglior rapporto spazio-funzionalità, dove rifugiarsi al riparo dallo stress quotidiano. Cocooning e piacere di ritornare nel nido scoprono una casa più vissuta e personalizzata, ulteriore espressione del proprio io.
Il design si orienta verso una disinvolta contaminazione di stili senza schemi rigidi, attingendo dalla moda, dalla musica e dal cinema.
Nascono nuove occasioni di incontro dal tono informale: sono brunch, happy hour o cocktail, in cui la posata spiritosa ed eccentrica Pop, di Lagostina, trova posto e trasgredisce con le sue curve arrotondate i canoni formali della tradizione. |