Inviato: 05/07/05 14:58
Anche l'alluminio non va bene, se si riga è dannoso pure lui..
uff che rimane? solo acciaio?
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A voi la parola! Discussioni sull'arredamento della casa
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In conclusione scopriamo che la sostanza principale usata per PRODURRE il teflon è tossica e probabilmente cancerogena. Praticamente come il 99% delle sostanze chimiche usate per PRODURRE ogni oggetto di uso quotidiano. Volete provare a stare a contatto con le esalazioni prodotte durante la lavorazione dei materiali plastici? Io no, ma non per questo la mia bottiglia di PET è tossica.
Il teflon utilizzato in cucina, in padelle e pentole antiaderenti, è davvero pericoloso per la salute? Naturale chiederselo dopo le notizie allarmanti diffuse nei giorni scorsi. Prima l'annuncio che l'Epa (Environmental protection agency, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente) ha chiesto ai produttori di acido perfluoroctanoico (Pfoa), usato nella fabbricazione del teflon (politetrafluoroetilene), di ridurne emissioni e livelli del 95 per cento entro il 2010, e di eliminarlo del tutto entro il 2015. Il motivo: si è osservato che sugli animali provoca tumori.
Poi i titoli dei quotidiani: «Attenzione alle padelle antiaderenti», «Il teflon è cancerogeno». Infine la prevedibile presa di posizione della Dupont, che ha inventato e messo in commercio il rivestimento antiaderente: «Studi indipendenti effettuati sulle normali condizioni di cottura, e ricerche pubblicate in autorevoli riviste, hanno dimostrato non esserci traccia di Pfoa nei rivestimenti antiaderenti in teflon».
Chi ha ragione? Intanto, va chiarito un fatto: il Pfoa, la sostanza sotto accusa, viene usato solo come agente emulsionante durante il processo di produzione del teflon. In altre parole, è soltanto un coadiuvante e non è presente nel prodotto finale. Le persone a rischio, dunque, sarebbero i lavoratori delle fabbriche produttrici, non i consumatori.
«L'uso di pentole con rivestimento antiaderente non pone necessariamente il consumatore in contatto con il Pfoa» chiarisce Maria Rosaria Milana dell'Istituto superiore di sanità. «Secondo l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza dei cibi, un campione di materiale fluoropolimerico, ottenuto con i metodi utilizzati per fare il teflon, non contiene tracce significative di Pfoa» precisa Milana. L'Efsa ha quindi concluso che l'esposizione dei consumatori al Pfoa è trascurabile per questo tipo di oggetti.
E ha espresso un giudizio positivo per oggetti di uso ripetuto, se correttamente prodotti ad alte temperature. Naturalmente, in cattive condizioni di produzione potrebbero restarne tracce. «In questo caso, l'Efsa avverte che il Pfoa è una sostanza persistente e i rischi sulla salute sono stati provati su ratti di laboratorio». Anche Lorena Valdicelli, responsabile dell'ufficio tecnico di Altroconsumo, dice: «Possiamo continuare a usare il teflon in cucina, perché il Pfoa non è presente. Inoltre non ci sono prove che il suo uso provochi danni alla salute umana».
Due i suoi consigli: «Non cucinare mai con padelle graffiate ed evitare di usarle come bistecchiere, cioè per la cottura senza condimento». Se i graffi semplicemente rendono il prodotto poco efficace come antiaderente, la mancanza di condimento aumenta la temperatura: «Ad altissime temperature il teflon potrebbe rilasciare, sotto forma di gas, altre sostanze chimiche, su cui non si è indagato abbastanza. Tra queste, comunque, non c'è il Pfoa» dice Vittoria Polidori, responsabile della Campagna inquinamento di Greenpeace.
Perché allora l'intervento dell'Epa? «In fase di produzione il Pfoa viene rilasciato nell'ambiente» aggiunge Polidori «ed è persistente: uno studio del 2005 su donne olandesi ha mostrato che il composto era presente nel sangue di cordoni ombelicali. Quindi è giusto vigilare con attenzione». «Avremo presto a disposizione i risultati di studi epidemiologici sugli effetti del Pfoa sull'uomo» conclude Kurt Straif dello Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione. «Adesso possiamo solo dire che i rischi maggiori del teflon riguardano gli operai che lo producono e la gente che vive proprio in prossimità delle fabbriche».
Ti sconsiglio le pentole della pasta con lo scolapasta dentro di ikea in quanto sono inutilizzabili...Il problema è che lo scolapasta non arriva al fondo della pentola ma a 4 5 cm dal fondo così devi mettere molta più acqua che appena inizia a bollire esce tutta. Io ho la pentola piccola che penso sia da 2/3 persone ma con lo scolapasta riesco ad usarla solo per 1Dolores ha scritto:meno male... almeno quella!domovoy ha scritto:io ho comprato le pentole quelle grandi per verdure e pasta... quindi non posso esserti di aiuto... l'acqua non si attacca
beh potrei prendere le casseruole grandi x la pasta con lo scolapasta dentro, e 1/2 padelle, se funzionano bene, senno' cerchero' altro!
pareva anche a me di aver sentito sta cosa, infatti nn mi risultava il teflon in se fosse tossico. Da che so io diventa sconsigliabile cucinare in una pentola con intenro in teflon quando il rivestimento risulta non integro.The Joker ha scritto:Sinceramente, quando si fanno allarmismi di questo genere sarebbe bene una certa completezza di informazione. Posto anche io un articolo:
In conclusione scopriamo che la sostanza principale usata per PRODURRE il teflon è tossica e probabilmente cancerogena. Praticamente come il 99% delle sostanze chimiche usate per PRODURRE ogni oggetto di uso quotidiano. Volete provare a stare a contatto con le esalazioni prodotte durante la lavorazione dei materiali plastici? Io no, ma non per questo la mia bottiglia di PET è tossica.
Il teflon utilizzato in cucina, in padelle e pentole antiaderenti, è davvero pericoloso per la salute? Naturale chiederselo dopo le notizie allarmanti diffuse nei giorni scorsi. Prima l'annuncio che l'Epa (Environmental protection agency, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente) ha chiesto ai produttori di acido perfluoroctanoico (Pfoa), usato nella fabbricazione del teflon (politetrafluoroetilene), di ridurne emissioni e livelli del 95 per cento entro il 2010, e di eliminarlo del tutto entro il 2015. Il motivo: si è osservato che sugli animali provoca tumori.
Poi i titoli dei quotidiani: «Attenzione alle padelle antiaderenti», «Il teflon è cancerogeno». Infine la prevedibile presa di posizione della Dupont, che ha inventato e messo in commercio il rivestimento antiaderente: «Studi indipendenti effettuati sulle normali condizioni di cottura, e ricerche pubblicate in autorevoli riviste, hanno dimostrato non esserci traccia di Pfoa nei rivestimenti antiaderenti in teflon».
Chi ha ragione? Intanto, va chiarito un fatto: il Pfoa, la sostanza sotto accusa, viene usato solo come agente emulsionante durante il processo di produzione del teflon. In altre parole, è soltanto un coadiuvante e non è presente nel prodotto finale. Le persone a rischio, dunque, sarebbero i lavoratori delle fabbriche produttrici, non i consumatori.
«L'uso di pentole con rivestimento antiaderente non pone necessariamente il consumatore in contatto con il Pfoa» chiarisce Maria Rosaria Milana dell'Istituto superiore di sanità. «Secondo l'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza dei cibi, un campione di materiale fluoropolimerico, ottenuto con i metodi utilizzati per fare il teflon, non contiene tracce significative di Pfoa» precisa Milana. L'Efsa ha quindi concluso che l'esposizione dei consumatori al Pfoa è trascurabile per questo tipo di oggetti.
E ha espresso un giudizio positivo per oggetti di uso ripetuto, se correttamente prodotti ad alte temperature. Naturalmente, in cattive condizioni di produzione potrebbero restarne tracce. «In questo caso, l'Efsa avverte che il Pfoa è una sostanza persistente e i rischi sulla salute sono stati provati su ratti di laboratorio». Anche Lorena Valdicelli, responsabile dell'ufficio tecnico di Altroconsumo, dice: «Possiamo continuare a usare il teflon in cucina, perché il Pfoa non è presente. Inoltre non ci sono prove che il suo uso provochi danni alla salute umana».
Due i suoi consigli: «Non cucinare mai con padelle graffiate ed evitare di usarle come bistecchiere, cioè per la cottura senza condimento». Se i graffi semplicemente rendono il prodotto poco efficace come antiaderente, la mancanza di condimento aumenta la temperatura: «Ad altissime temperature il teflon potrebbe rilasciare, sotto forma di gas, altre sostanze chimiche, su cui non si è indagato abbastanza. Tra queste, comunque, non c'è il Pfoa» dice Vittoria Polidori, responsabile della Campagna inquinamento di Greenpeace.
Perché allora l'intervento dell'Epa? «In fase di produzione il Pfoa viene rilasciato nell'ambiente» aggiunge Polidori «ed è persistente: uno studio del 2005 su donne olandesi ha mostrato che il composto era presente nel sangue di cordoni ombelicali. Quindi è giusto vigilare con attenzione». «Avremo presto a disposizione i risultati di studi epidemiologici sugli effetti del Pfoa sull'uomo» conclude Kurt Straif dello Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione. «Adesso possiamo solo dire che i rischi maggiori del teflon riguardano gli operai che lo producono e la gente che vive proprio in prossimità delle fabbriche».
Fai un corso! Scherzo!bertok ha scritto:ho comperato da ikea l'apriscatole. NON ME NE HA APERTA NEMMENO UNA, non funziona!

che lei dice a me?bertok ha scritto:voi du qui sopra??
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