“Design è anche guardare gli oggetti di tutti i giorni con occhio curioso”. È una delle frasi di Vico Magistretti, che scandiscono la
mostra che la città di Genova ha deciso di dedicare al designer italiano e al suo lavoro. In programma presso
Palazzo Ducale dal 2 febbraio al 3 marzo 2003, il percorso espositivo vuole rendere omaggio all’opera di
uno dei più illustri protagonisti di quel fenomeno culturale e produttivo,
l’Italian Design, che ebbe inizio nell’immediato dopoguerra e lanciò lo stile della casa italiana nel mondo. b>Oltre 70 prodotti di design industriale progettati da Vico Magistretti raccontano quello
speciale rapporto tra produttori e designers, fondato su una stretta collaborazione, che ha fatto dello
stile italiano un
fenomeno unico al mondo per dinamicità e per durata nel tempo.
Si parte dal
1946, quando
disegna la poltroncina pieghevole in tela per la Rima, da esporre nel palazzo della Triennale a Milano. Dello stesso anno, il progetto di una
libreria-scaletta che verrà presentata a una mostra organizzata da Fede Cheti nel 1948-49, alla quale Magistretti partecipa, insieme ad Achille Castiglioni, Marco Zanuso, Ignazio Gardella, Franco Albini. Sono del
1949 invece, i
tavolini in legno sovrapponibili prodotti da Azucena. Ma è negli
anni Sessanta che, anticipando con intuizione le nuove esigenze abitative,
disegna alcuni degli oggetti più noti al grande pubblico: la
sedia Carimate, che viene messa in produzione da Cesare Cassina e che diventerà il
simbolo della Swinging London, oltre che la
sedia dei Beatles. Qualche anno dopo, nel 1965, un altro successo: la
piccola lampada Eclisse, versatile e colorata, prodotta per Artemide da un altro imprenditore illuminato, Ernesto Gismondi. Lo stesso che, nel 1969, produce una
sedia rivoluzionaria in plastica stampata,
Selene, uno dei
pezzi di Magistretti più venduti al mondo. È del 1966 anche la
prima cucina disegnata
per Schiffini, Timo: inedita perché ha la
presa della maniglia invisibile, nascosta nel profilo del telaio dell’antina. Negli anni Settanta nascono la geometrica
lampada Atollo (Oluce, 1977), la
libreria Nuvola Rossa (Cassina, 1977); il
divano Maralunga con l’innovativo poggiatesta morbido, reclinabile sullo schienale (Cassina,1973).
Ma è il
primo letto tessile, Nathalie (Flou, 1978), completamente sfoderabile, da vestire e svestire a piacere, che
rivoluzionerà il modo di concepire il
luogo del riposo. Del 1981 è il
divano più provocatorio e, forse per questo, il più amato da Magistretti,
Sinbad di Cassina: una
semplice coperta da cavallo nei colori delle
scuderie inglesi, posata elegantemente su una struttura imbottita. Gli
anni Ottanta vedono la
collaborazione con De Padova che dà origine a tanti progetti significativi, come
il tavolo Vidun (1987) e la
sedia Silver (1989). Negli
anni Novanta nascono alcune fra le sue
sedie più vendute, come la
Maui per la Kartell nel 1996; la
Vicocone (1994) e la
Vicoduo (1997) disegnate per l’azienda danese Fritz Hansen. A questa feconda stagione appartengono anche i
mobili trasformisti progettati
per Campeggi: Ospite letto del 1996 e
l’appendiabiti Broomstick. Magistretti arriva senza soste al Duemila, progettando ancora nuovi prodotti. L’ultima
lampada per Fontana Arte, del 2003, è un’
applique che si chiama
Bruco. E poi, sono in cantiere una nuova sedia per De Padova e una per la Thonet.
“Nel design ciò che conta è il concetto espresso con uno schizzo”. Da uno schizzo alla forma concreta:
Magistretti non ha
mai fatto disegni tecnici, ma schizzi che esprimono un’idea. Convinto che certi pezzi siano concettualmente così chiari e semplici da poter essere comunicati per telefono. E gli schizzi, a volte tracciati casualmente sul retro di una busta, sulla pagina di un quotidiano o su un biglietto della metropolitana, sottolineano tutto il percorso espositivo. È il suo
personale modo di lavorare, colloquiando con i tecnici e con i produttori, per un confronto e uno scambio di idee sulla realizzazione di un prodotto:
“Design vuol dire parlare assieme”.