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Casa e arredamento nel cuore degli italiani

Dall’analisi condotta da Makno & Consulting, le aspettative del mercato nel difficile momento attuale.

Casa, oh cara! Il principale capitolo su cui convergono le risorse delle famiglie italiane è proprio la casa, che assorbe oltre un terzo della spesa media mensile (ISTAT). Secondo una ricerca MAKNO, all’inizio dell’anno sei intervistati su dieci si dichiaravano soddisfatti della propria casa, mentre quattro su dieci avrebbero voluto cambiarla ed il 48% aveva espresso l’intenzione di acquistare mobili entro l’estate appena trascorsa.

Ma anche, la casa specchio dell’anima. La ricerca MAKNO “Housing Evolution”, basata su un campione di 3 mila famiglie, ha portato ad individuare sette stili abitativi diversi (*): - la casa bunker, con il 30% dei consensi - lo stile Bauhaus (25%) - la famiglia chiusa (14%) - la casa commodity (13%) - la casa da mostrare (11%) - la famiglia aperta (4%) - la casa degli affetti (3%) Quasi una famiglia italiana su tre quindi, vede l’abitazione domestica come una casa bunker, ovvero casa-rifugio, spazio privato e personale da difendere, in cui ritrovarsi e ritrovare l’atmosfera rilassante, la sicurezza, la tranquillità. Gli ambienti preferiti sono quelli personali, a misura di individuo: la camera da letto, la stanza matrimoniale, il bagno… Questo concetto di casa – spesso di proprietà - tutto rivolto verso l’interno, si configura con una tipologia trasversale rispetto alle dimensioni d’analisi adottate, con un’accentuazione che riguarda i giovani “in età avanzata” o gli adulti “in età giovanile” (classe di età 25-34 anni) e gli studenti, nonché le città di piccole dimensioni (da 10 mila a 30 mila abitanti).

Lo stile Bauhaus individua una casa fatta per poter essere abitata con agio e facilità, comoda, funzionale, ben arredata. Mentre il tipo “bunker” esprime uno stile difensivo, questo privilegia la dimensione funzionale-razionale del luogo abitativo. Non vengono espresse preferenze per l’uno o l’altro ambiente domestico, l’abitazione viene considerata come luogo da vivere nel suo complesso. Questo stile si riscontra perlopiù tra individui di status medio-alto –imprenditori, dirigenti, liberi professionisti – in età non avanzata (inferiore ai 55 anni), con case ubicate nei centri storici di città di media grandezza (250 – 500 mila abitanti).

La tipologia famiglia chiusa si riferisce alla casa come luogo in cui vivere una socialità riservata alla famiglia: la cucina risulta il luogo prediletto. Questo profilo riguarda persone di età mediana (45-64 anni), di bassa scolarità e stato sociale medio-basso, che vivono nei paesi o nelle periferie di piccole città.

Sono invece in prevalenza donne single oltre i 55 anni – casalinghe, oppure pensionati/e con bassa scolarità, che abitano piccoli appartamenti situati nei piccoli centri (fino a 100 mila abitanti), ad indicare la preferenza per la casa commodity. Anche la percentuale “commodity” indica la cucina come luogo preferito in quanto pratica, funzionale, luogo di abitudini: un approccio volto alla facilità dello stare dentro casa, ma non legato al livello dell’arredamento, o agli elettrodomestici, o alla tecnologia, bensì al semplice ripetersi di eventi casalinghi.

Nella tipologia che riguarda la casa da mostrare l’ambiente preferito è il soggiorno-sala, ma tutta l’abitazione è potenzialmente volta a rappresentare se stessi attraverso la casa e l’arredamento. E’ soprattutto la dimensione sociale, tutta rivolta all’esterno, a caratterizzare questo segmento che - prevalentemente di status medio-alto (imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi), elevata scolarità e con una forte presenza nel settore giovanile (25-35 anni) - vive perlopiù in provincia.

Anche nella casa che rispecchia lo stile di vita famiglia aperta l’ambiente preferito risulta il soggiorno, inteso però come luogo aperto all’accoglienza di parenti, amici, persone, luogo dove vivere una socialità a tutto tondo. La casa è abbastanza grande, situata in genere nei paesi e nelle cittadine dell’Italia centrale. Questo segmento riguarda prevalentemente persone di età 35-54 anni, classe sociale di impiegato o casalinga.

Ad indicare la casa degli affetti sono in maggioranza persone che vivono in una casa grande, di proprietà, spesso in campagna o nei paesi dell’Italia meridionale, perlopiù anziani, single sopra i 54 anni, livello di scolarità piuttosto basso e stato sociale analogo. Qui la camera matrimoniale risulta l’ambiente prediletto, come luogo d’atmosfera, degli affetti e dei ricordi.

Dopo l’11 settembre cresce ancora la centralità” della casa
Secondo l’analisi MAKNO, quindi, quasi una famiglia italiana su tre indica come proprio il concetto di “casa bunker”. Ma la percentuale è sicuramente da considerarsi cresciuta dopo l’attacco terroristico agli USA dell’11 settembre scorso, come conferma la recente indagine condotta dall’Istituto CIRM (**) e riguardante le nuove paure degli italiani.

Infatti, fra le altre indicazioni risultanti dall’indagine CIRM, oltre la metà del campione intervistato – precisamente il 54% - conferma che dopo l’11 settembre solo in casa si sente protetto: soltanto la casa, quindi, viene vissuta come un rifugio sicuro da pericoli e incertezze esterne.

D’altronde, la rivalutazione della casa come unico luogo in cui sia possibile portare avanti un sentimento di rassicurante normalità si innesta su un diffuso atteggiamento – non nuovo, confermato da tempo da numerosi segnali sociali - che indica come l’abitare sia sempre più centrale e più significativo nel rivelare gli stili di vita. All’abitare si dedica più tempo; nell’abitare si esercita un sempre maggior numero di attività diverse di lavoro e tempo libero; l’abitare è sempre più collegato a valori personali e soggettivi, facendosi scenario di situazioni e circostanze che attengono la sfera del privato ma anche del pubblico.

Arredamento: luci ed ombre sulle prospettive del momento
In questo quadro - e alla luce dell’attuale situazione politica ed economica internazionale che investe anche l’Italia - l’Osservatorio Fierimpresa ha condotto un’indagine sulle aspettative delle aziende produttrici e commerciali presenti ad ExpoCasa…due, il Salone torinese d’autunno dedicato all’arredamento e all’attrezzatura dell’ambiente domestico svoltosi dal 12 al 21 ottobre nella nuova sede di Lingotto Fiere. E’ stata richiesta ad alcuni espositori una previsione sull’andamento delle vendite nei prossimi mesi, a partire dal forte “momento promozionale” costituito dal Salone ed in particolare per quanto riguarda la zona d’influenza della rassegna, ossia il Piemonte e le aree limitrofe: un bacino di utenza di oltre due milioni di famiglie con elevata propensione all’acquisto, che negli anni scorsi hanno fatto registrare incrementi superiori alla media nazionale, sia in termini di spesa che di consumi per nucleo famigliare.

Tutti gli operatori intervistati sottolineano il fatto che è troppo presto per azzardare previsioni in questo come negli altri settori di spesa. C’è timore che l’incertezza e la paura agiscano anche sul mercato dell’arredamento, che pure nel primissimo dopo-ferie aveva fatto presagire una ripresa normale. Inoltre – fanno notare alcuni espositori - per quanto riguarda i piemontesi (specie quelli di una certa età) c’è da considerare il proverbiale atteggiamento di prudenza: l’incertezza del futuro indurrebbe a rimandare le decisioni, salvo poi – passata la paura – far registrare una ripresa alla grande, com’era già accaduto in occasione della Guerra del Golfo.

Non mancano tuttavia i possibili riscontri positivi: come rilevano gli operatori presenti ad ExpoCasa…due, la centralità della casa negli interessi degli italiani – ancora accresciuta nel momento attuale – fa ben sperare che i consumatori, anziché rischiare i propri risparmi in borsa, decidano di investire nel mattone e nei beni durevoli volti appunto a rendere l’abitazione più confortevole, bella, funzionale. Inoltre, è prevedibile che vengano orientate in parte sulla casa le risorse del budget famigliare normalmente destinate al viaggio di fine anno, a cui molti sembrano al momento voler rinunciare.

Infine, un ulteriore elemento che induce all’ottimismo è la proroga, prevista dalla Finanziaria, delle detrazioni sulle opere di ristrutturazione di case e appartamenti. Infatti, negli ultimi anni un importante contributo al buon andamento del comparto mobili/arredamento è indubbiamente venuto dagli incentivi per la ristrutturazione delle abitazioni: decidendo di rinnovare gli ambienti di casa, le famiglie italiane decidono di rinnovare anche l’arredamento.

(*) Alcune elaborazioni sono tratte dalla Rivista “Largo Consumo”
(**) Per il quotidiano La Repubblica
  Makno & Consulting
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