Immagino che ogni casa faccia i suoi ragionamenti ... comunque per andare al succo e scoprire che cosa stiamo pagando di extra (quanto marketing, quanto al rivenditore, quanto è ricerca persa, quanto è inefficienze di fabbrica/logistica) e che cosa di vero valore della cucina (materiali, cura della produzione/vendita/installazione, soluzioni efficaci nell'estetica/longevità/utilizzabilità) dovremo fidarci dell'istinto e del buon senso, oltre che del parere puramente personale (ciò che serve a me, magari a te non servirà mai...).
Io stò scegliendo la marca sulla base di cosa mi piace esteticamente, poi deve rientrare nel budget e poi spero (e chiedo in giro) che il nome della cucina sia garanzia di qualità/durata/funzionalità e che tutto quello che mi dice il venditore sia vero al 50%.
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#17Qui la spiegazione richiederebbe un paio di ore e sarebbe fuori tema.Solaria ha scritto:Tu allora con quale criterio scegli un marchio da vendere nel tuo negozio.Lo tiri a sorte![]()
Non svalutiamoli oggi Varenna ,Ernesto meda e Dada sono i marchi più venduti nella fascia medio alta-alta. Penso che un motivo ci sarà o è solo tutto merito dei rivenditori![]()
Peppezi ha scritto: Poi potete pure credere che una dada sia meglio di una varenna o una EM peggio di una Schiffini, a me queste discussioni appassionano poco o nulla. .
Io poi non svaluto nulla e stai tranquilla che il merito è equamente diviso tra rivenditori selezionati e marketing.
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Re: Cucine e "filosofia entry level"
#18Bella la domanda di Solaria, ma visto che sarebbe fuori tema ti faccio un'altra domanda.Peppezi ha scritto:Qui la spiegazione richiederebbe un paio di ore e sarebbe fuori tema.Solaria ha scritto:Tu allora con quale criterio scegli un marchio da vendere nel tuo negozio.Lo tiri a sorte![]()
Non svalutiamoli oggi Varenna ,Ernesto meda e Dada sono i marchi più venduti nella fascia medio alta-alta. Penso che un motivo ci sarà o è solo tutto merito dei rivenditori![]()
Io poi non svaluto nulla e stai tranquilla che il merito è equamente diviso tra rivenditori selezionati e marketing.
Se io venissi da te (non so quali marchi tratti) e mi piacessero due cucine (modelli diversi dello stesso marchio o modelli di marchi diversi) tanto da essere indecisa (cosa che mi capiterà sicuramente
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#19didi1979 ha scritto: Se io venissi da te (non so quali marchi tratti) e mi piacessero due cucine (modelli diversi dello stesso marchio o modelli di marchi diversi) tanto da essere indecisa (cosa che mi capiterà sicuramente) e chiedessi un consiglio a te sulla bontà dei due prodotti, mi indirizzeresti in qualche modo? Cioè io credo che un rivenditore con anni di esperienza rispetto ai marchi che tratta, anche se di uguale fascia, possa essersi fatto nel tempo un'idea ben accurrata del rapporto qualità/prezzo
imho dipende dalle esigenze del cliente.... cosa gli interessa ottenere... ed il discorso non può essere banalizzato in un "questa qualità è migliore" ma bisogna entrare nel merito: qui hai un laccato con queste caratteristiche che ti da questo risultato, qui hai un'anta in alluminio che ti da questo risultato, questi mettono il rallentatore sulla cerniera che ti da questo risultato, questi montano questo meccanismo sull'angolo, questi ti fanno il bancone in legno che ti da questo aspetto e questa durata, questi te lo fanno ma in laminato che ti da quest'altro aspetto e questa durezza.
Se fosse possibile banalizzare il problema dell'acquisto ad una fredda classifica con basi matematiche venderebbe solo chi è in testa alla classifica: chi mai comprerebbe il secondo?
Le cose che un rivenditore fa per mettersi un marchio in casa sono (+ altre che sicuramente non ricordo)
1) copertura della zona (se ci sono altri che vendono la stessa cosa)
2) agente (serietà- disponibilità)
3) proposta prodotti
4) alternative ai prodotti già presenti in expo (se la ditta completa una gamma o si sovrappone)
5) prezzo di acquisto e di vendita--> marginalità possibile
6) affidabilità del produttore (nei tempi e nei modi di consegna ma anche finanziaria)
7) conoscenza e pubblicità del marchio
.. come vedete sono aspetti che riguardano poco l'utente finale... non è tanto interessante che il marchio offra una qualità assoluta di merce ma è importante che si possa vendere con profitto e pochi problemi in quel punto vendita specifico.
Pax tibi Marce
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#20È quello che faccio tutti i giorni e non c'è una scelta buona per tutti. Le cucine all'interno di un marchio si dividono non tanto per estetica ma per materiali. Potrebbe piacerti un laccato ma di fronte alla domanda sull'usura potrei risponderti che è meglio un laminato. Alla domanda sui costi potrei risponderti che è più conveniente un polimerico. E così via. Se la tua richiesta è specifica, ad esempio vuoi una cucina con fusto alto 84, laccato RAL, con anta vetro o con taglio a 45 gradi allora potrei suggerire il marchio che ha miglior rapporto qualità prezzo di quelli che espongo. L'interesse primario del mobiliere è sicuramente vendere, ma io sono convinto che il vero mobiliere l'affare lo fa quando instaura un rapporto di fiducia col cliente perché quel cliente te ne porterà altri. Quindi personalmente me ne strafrego del marchio, tanto che per ora sto avendo pure belle soddisfazioni da marchi semi sconosciuti che lavorano in maniera egregia e costano il giusto. Ma questo è possibile solo dopo che con il cliente si è entrati in sintonia. Capisco che è una giungla ma il modo più sbagliato di uscirne è pensare solo al marchio o fissarsi su dettagli di poco conto.didi1979 ha scritto:Peppezi ha scritto:
Bella la domanda di Solaria, ma visto che sarebbe fuori tema ti faccio un'altra domanda.
Se io venissi da te (non so quali marchi tratti) e mi piacessero due cucine (modelli diversi dello stesso marchio o modelli di marchi diversi) tanto da essere indecisa (cosa che mi capiterà sicuramente) e chiedessi un consiglio a te sulla bontà dei due prodotti, mi indirizzeresti in qualche modo? Cioè io credo che un rivenditore con anni di esperienza rispetto ai marchi che tratta, anche se di uguale fascia, possa essersi fatto nel tempo un'idea ben accurrata del rapporto qualità/prezzo
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Re: Cucine e "filosofia entry level"
#21Grazie mille per queste spiegazioni, mi aiuteranno molto nell'approccio con il rivenditore e nel valutarne la bontà. Io vorrei esattamente ciò che hai descritto: posto che la cucina la devo comprare e che è una spesa importante, vorrei essere guidata da chi ha più conoscenze: l'obiettivo devono essere le mie esigenze ma vorrei ricevere delle osservazioni su qualcosa a cui magari io non penso proprio per inesperienza. Forse chiedo troppo, ma in tutti gli acquisti importanti io ho fatto così: sono andata con delle idee chiare, alcuni punti fermi (gusti personali, budget, misure) ma anche con mille dubbi o addirittura lacune (ad esempio pregi e difetti dei materiali) cercando competenza in chi avevo davanti. Non ti nascondo però che a volte mi sono trovata davanti a due prodotti molto simili e ho anche chiesto un parere sulla bontà dei marchi e la loro durata nel tempo (ad esempio per degli eldom)Peppezi ha scritto:È quello che faccio tutti i giorni e non c'è una scelta buona per tutti. Le cucine all'interno di un marchio si dividono non tanto per estetica ma per materiali. Potrebbe piacerti un laccato ma di fronte alla domanda sull'usura potrei risponderti che è meglio un laminato. Alla domanda sui costi potrei risponderti che è più conveniente un polimerico. E così via. Se la tua richiesta è specifica, ad esempio vuoi una cucina con fusto alto 84, laccato RAL, con anta vetro o con taglio a 45 gradi allora potrei suggerire il marchio che ha miglior rapporto qualità prezzo di quelli che espongo. L'interesse primario del mobiliere è sicuramente vendere, ma io sono convinto che il vero mobiliere l'affare lo fa quando instaura un rapporto di fiducia col cliente perché quel cliente te ne porterà altri. Quindi personalmente me ne strafrego del marchio, tanto che per ora sto avendo pure belle soddisfazioni da marchi semi sconosciuti che lavorano in maniera egregia e costano il giusto. Ma questo è possibile solo dopo che con il cliente si è entrati in sintonia. Capisco che è una giungla ma il modo più sbagliato di uscirne è pensare solo al marchio o fissarsi su dettagli di poco conto.didi1979 ha scritto:Peppezi ha scritto:
Bella la domanda di Solaria, ma visto che sarebbe fuori tema ti faccio un'altra domanda.
Se io venissi da te (non so quali marchi tratti) e mi piacessero due cucine (modelli diversi dello stesso marchio o modelli di marchi diversi) tanto da essere indecisa (cosa che mi capiterà sicuramente) e chiedessi un consiglio a te sulla bontà dei due prodotti, mi indirizzeresti in qualche modo? Cioè io credo che un rivenditore con anni di esperienza rispetto ai marchi che tratta, anche se di uguale fascia, possa essersi fatto nel tempo un'idea ben accurrata del rapporto qualità/prezzo
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#22mi intrometto in questa discussione anche se, per il momento, non devo cambiare cucina
Il rivenditore e i montatore sono fondamentali, se montata bene e ben progettata anche la cucina ikea fa la sua porca figura.
Io fare cosi':
fisserei un budget e poi stilerei una specie di classifica delle cose a cui non sono disposta a rinunciare (immagino che nessuna cucina, anche la piu' scarsa, rischi di cadermi in testa se ben montata), per esempio:
- qualita' degli elettrodomestici (cucino come una forsennata piatti da gourmet o la meta' delle volte vado di piatti pronti da scaldare?)
- estetica e praticità (mi piace da morire il laccato ma ho cinque figli che giocano a guerre stellari in cucina? sono disposta a sopportare le impronte sulle ante? mi piace il legno?)
- durata (voglio poter cambiare cucina ogni tot anni senza rimpianti o preferisco una cosa per sempre?)
a questo punto faccio le mie scelte e, probabilemente, trovero 3 / 4 marchi che potenzialmente vanno bene, visito i rivenditori e sulla base dell'impressione finale scelgo la mia cucina.
Il rivenditore e i montatore sono fondamentali, se montata bene e ben progettata anche la cucina ikea fa la sua porca figura.
Io fare cosi':
fisserei un budget e poi stilerei una specie di classifica delle cose a cui non sono disposta a rinunciare (immagino che nessuna cucina, anche la piu' scarsa, rischi di cadermi in testa se ben montata), per esempio:
- qualita' degli elettrodomestici (cucino come una forsennata piatti da gourmet o la meta' delle volte vado di piatti pronti da scaldare?)
- estetica e praticità (mi piace da morire il laccato ma ho cinque figli che giocano a guerre stellari in cucina? sono disposta a sopportare le impronte sulle ante? mi piace il legno?)
- durata (voglio poter cambiare cucina ogni tot anni senza rimpianti o preferisco una cosa per sempre?)
a questo punto faccio le mie scelte e, probabilemente, trovero 3 / 4 marchi che potenzialmente vanno bene, visito i rivenditori e sulla base dell'impressione finale scelgo la mia cucina.
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#23Mah... sarà che sono vissuta in un'altra epoca, ma ricordo che si sceglieva LA CUCINA nelle riviste, si giravano tutte le vetrine e ci si innamorava di una cucina. Non a caso le cucine schiffini dell'epoca disegnate da Magistretti facevano stragi di cuori!!! O quelle di Effeti di Toncelli di Sarila Dada Salvarani Arclinea Aiko.Poi magari se le potevano permettere in pochi e si adocchiavano altre marche che pedissequamente cercavano di copiare le cucine più in voga. Poi si andava dal riveditore di QUELLA cucina e si comprava . I rivenditori erano pochi e quasi tutti buoni. Non era un problema il rivenditore. Oggi siccome anche puddu u pizzaru si è messo a vendere mobili il problema della scelta del rivenditore c'è. Quindi se ne deve tenere conto , soprattutto per la serietà, storicità, consistenza economica( cosa importante), pazienza e gentilezza. Ma , a mio avviso, il problema rivenditore non può e non deve distogliere tutta l'attenzione dall'oggetto che si compra. Del resto Il progetto potrebbe essere anche fatto fuori.
Ultima modifica di Solaria il 12/11/12 21:32, modificato 5 volte in totale.
La sola fabbrica che non ha impatto ambientale è l'albero
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#24credo che se ci si innamora di una cucina per la sua "unicità" ci si scontri inevitabilemtne con i problemi di budget. Se il budget e' illimitato allora hai ragione tu, scegli con il cuore e ti andra' bene di certo. il problema sorge nel momento in cui il budget E' limitato (e non ho detto risicato), a questo punto mi sa che si devono dare delle priorita'...Solaria ha scritto:Mah... sarà che sono vissuta in un'altra epoca, ma ricordo che si sceglieva LA CUCINA nelle riviste, cut
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#25Tutte belle cose Q ma di regola come diceva qui un rivenditore quando si stravendeva Aiko i rivenditori facevano carte false per averla e sopportavano qualsiasi angheria dell'azienda. Alla fine il prodotto che si vende bene è l'azienda che comanda e decide di darlo al migliore offerente! Quello che dici tu si verifica per un prodotto qualsiasi non certo di punta
qsecofr ha scritto:
Le cose che un rivenditore fa per mettersi un marchio in casa sono (+ altre che sicuramente non ricordo)
1) copertura della zona (se ci sono altri che vendono la stessa cosa)
2) agente (serietà- disponibilità)
3) proposta prodotti
4) alternative ai prodotti già presenti in expo (se la ditta completa una gamma o si sovrappone)
5) prezzo di acquisto e di vendita--> marginalità possibile
6) affidabilità del produttore (nei tempi e nei modi di consegna ma anche finanziaria)
7) conoscenza e pubblicità del marchio
condizioni per expo e per pagamenti sul venduto
La sola fabbrica che non ha impatto ambientale è l'albero
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#26Queste sono pure stupidaggini 
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Re: Cucine e "filosofia entry level"
#27Solaria ha scritto:Tutte belle cose Q ma di regola come diceva qui un rivenditore quando si stravendeva Aiko i rivenditori facevano carte false per averla e sopportavano qualsiasi angheria dell'azienda. Alla fine il prodotto che si vende bene è l'azienda che comanda e decide di darlo al migliore offerente! Quello che dici tu si verifica per un prodotto qualsiasi non certo di punta
questi sono i ragionamenti che fa un rivenditore... non chi vende al rivenditore... chi vende ai rivenditori fa altri ragionamenti ancora di cui il primario è la solvibilità ed il secondo è la potenziale clientela che il cliente riesce a raggiungere fermo restanto che non si può avere tutto, ci possono essere rivenditori già impegnati o la zona già troppo coperta.
Quanto all'azienda che comanda e qua e di la: tutte chiacchere da bar: non centra nulla la qualità: centra se un'azienda può o non può farti guadagnare e viceversa: tutte le altre cose, qualità inclusa, sono seghe mentali. Nessuno terrebbe una ditta pur di altissima qualità se quest'ultima non avesse dei plus che ti permettono di guadagnare.
Pax tibi Marce
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#28Qusecofr non hai letto bene il mio messaggio.Ho detto la da al migliore offerente e migliore intendevo gli aspetti che hai citato. Non ho parlato di qualità
qsecofr ha scritto:
questi sono i ragionamenti che fa un rivenditore... non chi vende al rivenditore... chi vende ai rivenditori fa altri ragionamenti ancora di cui il primario è la solvibilità ed il secondo è la potenziale clientela che il cliente riesce a raggiungere fermo restanto che non si può avere tutto, ci possono essere rivenditori già impegnati o la zona già troppo coperta.
Quanto all'azienda che comanda e qua e di la: tutte chiacchere da bar: non centra nulla la qualità: centra se un'azienda può o non può farti guadagnare e viceversa: tutte le altre cose, qualità inclusa, sono seghe mentali. Nessuno terrebbe una ditta pur di altissima qualità se quest'ultima non avesse dei plus che ti permettono di guadagnare.
La sola fabbrica che non ha impatto ambientale è l'albero
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#29avrò anche capito male ma io non ho mai visto i rivenditori fare all'asta per portarsi a casa un marchio.
Pax tibi Marce
Re: Cucine e "filosofia entry level"
#30Neanche io li ho mai visti, anzi è esattamente il contrario, sopratutto adesso!qsecofr ha scritto:avrò anche capito male ma io non ho mai visto i rivenditori fare all'asta per portarsi a casa un marchio.
Snaidero Arrex S.Giacomo Caccaro