#11
da prova
Le Domande Difficili
COS' E' LA MORTE?
L’articolo proposto verte sulla modalità e le strategie che possono essere attuate dagli adulti nei confronti delle eventuali paure dei bambini.
L’adulto può ascoltare e accogliere le paure trovando il tempo, lo spazio e il rispetto per le emozioni dei piccoli; ascoltare le emozioni significa attivare i molteplici canali comunicativi, significa utilizzare un ascolto attivo ed autentico, le stesse emozioni sono uno dei più significativi veicoli di comunicazione. Provare ad esprimerle significa manifestare il proprio mondo interiore ed entrare in contatto con l’altro.
Le paure, le curiosità, le domande dei bambini portano ad interrogare l’adulto su diverse tematiche, alcune più facili da affrontare, altre un po’ più critiche come la “morte”.
I bambini giocano ad imitare scene di guerra o di sparatorie, gridando: "Sei morto!” o “Ti ammazzo!”, ma fino a 8/9 anni pochi bambini pensano alla morte come ad un evento irreversibile.
Anche gli adulti cercano di non rendersi veramente conto del suo significato pur sapendo, attraverso l’esperienza di amici o parenti defunti, quanto essa sia reale. Atti scaramantici, scherzi o giochi di parole vengono quindi usati per difendersi dalla paura vera e propria che la morte suscita in ognuno di noi.
La domanda pura e innocente di un bambino riguardo ad essa, può quindi far provare ad un adulto un tumulto di emozioni, alcune delle quali lo inducono a rimuovere, a non voler pensare, ad allontanare in qualche modo questo sgradevole concetto.
Anche se con estrema difficoltà è però molto importante affrontare la domanda, magari manifestando al bambino le proprie emozioni (tristezza, rabbia...) cercando, se possibile, di capire il perché tale domanda viene posta in quel particolare momento.
A volte, il bambino vuole solo capire perché la morte crei così tanta ansia in lui e negli altri, oppure ha sentito qualcuno parlarne o ancora può aver vissuto da vicino una perdita di un familiare.
I bambini cominciano a porsi il problema verso i tre anni, ma senza alcun tipo di angoscia, a meno che non abbiano perso un genitore o comunque già vissuto un’esperienza diretta di lutto.
La morte in età prescolare viene vissuta quasi sempre come fenomeno reversibile, come un’assenza temporanea che di solito riguarda le persone anziane.
A volte anche quando sembrano aver capito le nostre parole, ripetendo il concetto ricevuto:"una persona che muore se ne va per sempre”, non significa che abbiano elaborato o capito del tutto; la risposta che potrebbe essere data ad un bambino che improvvisamente chiede se il nonno defunto arriverà per la cena di Natale potrebbe essere:"Sarebbe veramente bello se il nonno potesse essere qui con noi, ma ricordati che quando una persona muore, non può tornare!”. Quando qualcuno della famiglia muore, e bene non privarlo di questa notizia: non dirglielo significa escluderlo dalla famiglia; il bambino capisce comunque che qualcosa è successo dall’espressione di tristezza evidente nel volto dei familiari, non capirne il significato non fa che aumentargli l’angoscia.
È importante, invece, comunicargli che il nonno è morto, magari conducendolo al cimitero per fargli vedere dove vanno a finire i corpi delle persone che muoiono, spiegargli che la persona che muore vivrà sempre nel nostro cuore. Con i bimbi in età prescolare, che rifiutano l’idea della morte può essere utilizzata, ad esempio, la metafora del “volare in cielo” che è adeguata al pensiero magico infantile.
Potendo scegliere, i bambini di questa età preferiscono pensare che una persona che non c’è più se ne stia seduta felice su una morbida nuvoletta, piuttosto che sotto terra.
Con bambini in età scolare, è utile parlare della morte anche al di fuori di eventi dolorosi.
Una risposta interessante data ad un bambino di 6/7 anni potrebbe essere:"Si muore perché tutti gli esseri viventi nascono, crescono e poi in un periodo più o meno lungo lasciano il posto ad altri che iniziano a vivere, crescono, e così via”. Si possono tranquillizzare un po’ dicendo che nella maggior parte dei casi sono gli anziani a morire.
Il primo novembre sarebbe importante portare il bambino al cimitero, fargli vedere le tombe, i nomi, le date. Dopo si dovrà cercare di essere allegri, facendo una merendina e dicendo:"Bene, noi per adesso siamo vivi”.
Non bisogna mai deridere un bambino che piange la morte del suo cane o gatto, proprio come non si deve deridere un bambino che conserva i pezzi di una bambola o di un orsacchiotto spelacchiato, perché tutto quello che egli ama vive, una vita diversa, certo!
Quindi è importante non buttare via i pezzi di un oggetto che il bambino ha amato, rispettando invece il suo sentimento; è utile lasciare che per la morte di un animaletto domestico, fosse anche un uccellino o un pesciolino rosso, il bambino possa attuare il rito funebre e seppellirlo. Questo è un modo per rispettare il modo del bimbo di accettare questa forzata separazione.
E’ importante dire che quando c’è la vita, non c’è la morte e quando si è morti non si soffre.
Se il bambino chiede se è possibile andare a trovare “chi è volato in cielo”, è possibile ricordare che potrà vederlo a suo tempo quando la sua vita sarà finita, dopo che avrà vissuto e che non c’è nessuna fretta.
E’ oltremodo consigliabile ricordare che una volta che si è andati dall’altra parte non è più possibile tornare indietro.
A volte i bambini non si accontentano di una sola domanda riguardo la tematica a cui sono interessati , possono quindi continuare la loro riflessione chiedendo: “Cosa c’è dopo la morte?”.
Chiaramente la risposta verrà data a seconda della religione in cui si crede, in ogni modo è importante parlarne senza utilizzare modi traumatizzanti, ma utilizzando le proprie convinzioni ed ascoltando le proprie emozioni.
Per spiegare la morte è possibile avvalersi anche di un racconto, parlando di qualcunaltro (e questo tranquillizza) anche se in realtà stiamo parlando di noi stessi (e il messaggio arriva a destinazione).
L’importante è che nel racconto si permetta alle proprie emozioni di uscire tranquillamente, ai propri sentimenti di emergere riuscendo ad entrare in contatto profondo con le emozioni del bambino.
Bibliografia:
“Le domande dei bambini” - Anna Oliverio Ferrarsi
“Guida per genitori e insegnanti” – Telefono Azzurro
“I problemi dei bambini” - Dolto