La parcella dell’architetto, come calcolarla correttamente?

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- 26 giugno 2018

Perché rivolgersi a un tecnico per i lavori di ristrutturazione

Non è raro che prima di rivolgersi a un architetto per seguire dei lavori all’interno della nostra abitazione venga spontaneo fare una ricerca preliminare su internet per provare a farsi un’idea di quanto bisognerà sborsare per assicurarsi i suoi servizi. I dubbi in materia sono tanti: in primis, la preoccupazione principale ruota attorno a quanto sia effettivamente giusto pagare, così da non farsi trovare impreparati di fronte alla richiesta di preventivi più o meno alti; un secondo interrogativo – non meno frequente – ruota attorno al perché spesso le parcelle dell’architetto ci appaiano così alte. In fondo, sono in molti a pensare che basti un buon occhio e un buon senso pratico per sostituire le competenze di un tecnico specializzato e fare tutto da soli e a costo zero. In realtà non è così: l’ausilio di un architetto che supervisioni i lavori di ristrutturazione è quasi sempre fondamentale (in alcuni casi, come quelli di manutenzione straordinaria è obbligatorio per legge) e il suo compito, stabilito dalla normativa italiana, prevede fra le altre cose di redigere la pratica edilizia e la pratica energetica, dirigere i lavori, redigere l’attestato di prestazione energetica (nel caso vengano rifatti impianto di riscaldamento e/o gli infissi), fare il riaccatastamento dell’appartamento (necessario anche se viene spostato un singolo muro), redigere il nuovo certificato di agibilità (necessario se cambiano le condizioni di igiene e salubrità dell’immobile) e coordinare la sicurezza nel caso in cui ci siano più di due imprese al lavoro nell’appartamento. Dulcis in fundo, il compito forse più importante dell’architetto, ovvero quello di assicurarsi si garantire al cliente un progetto di ristrutturazione valido, funzionale e perfettamente in linea con le esigenze dell’utente e con le leggi nazionali in campo edilizio. Ecco dunque brevemente spiegato perché l’ausilio di un architetto è di fatto irrinunciabile qualora aveste intenzione di affrontare un qualsiasi lavoro di ristrutturazione all’interno della vostra abitazione.

Come capire se la parcella dell’architetto è corretta

Di fronte a grandi lavori, il desiderio comune è solitamente quello di ottenere il massimo risultato con il minimo della spesa, o comunque di far pendere la propria bilancia dalla parte del risultato finale rispetto che da quello dell’investimento fatto. In realtà vedremo che per andare incontro a risultati soddisfacenti i due piatti devono stare il più possibile in equilibrio. Per quanto riguarda la parcella di un architetto, non esistono ad oggi tariffe minime obbligatorie (esistevano però fino al 2006, dopodiché sono state abrogate), il che rappresenta già un primo ostacolo dal momento in cui, a differenza che in tutti gli altri paesi del mondo, in Italia è impossibile partire da un quadro di tariffe professionali standard. Il fatto che non esistano tariffe minime ha portato gli architetti, desiderosi di essere ingaggiati per la progettazione, a una vera e propria guerra al ribasso, che ha fatto comodo ai committenti, ma che ha come principali fautori (e in fin dei conti, anche vittime) gli stessi tecnici, disposti a tutto pur di accaparrarsi l’incarico. Prima di convincersi che questo circolo vizioso rappresenti una grande fonte di guadagno per il cliente, è forse meglio sgombrare il campo da alcuni dubbi. In linea di massima, sono tre le categorie di architetti con cui doversi rapportare in fase preliminare: quelli che chiedono apparentemente troppo, quelli che chiedono troppo poco e quelli che cercano di mantenere in linea la barra di riferimento delle parcelle professionali. Se in tempi altamente concorrenziali la prima categoria (quella di chi prova a sparare prezzi altissimi) è in netto declino, la seconda – quella di chi va al ribasso – continua a proliferare. Un vantaggio per il cliente? Per niente. Un architetto che chiede troppo poco finisce per svendere se stesso, il suo lavoro e l’intera categoria professionale. Venire pagati poco spesso significa svolgere male e con poca attenzione il lavoro richiesto, aumentando di conseguenza il rischio di errori burocratici, carenze nella progettazione e poca cura dei dettagli durante l’esecuzione dei lavori. Il prezzo non deve dunque diventare l’unica variabile di scelta per un architetto: spendere poco per ritrovarsi di fronte a un risultato finale insoddisfacente al termine dei lavori sarebbe per chiunque davvero controproducente. Molto meglio seguire la strada della cosiddetta “aurea mediocritas” o “giusto mezzo”, andando a spendere cifre più alte – pur senza esagerare – incaricando dei lavori architetti che vi possano però garantire un risultato finale in linea con le vostre aspettative.

La parcella dell’architetto a importo fisso o a percentuale: quale conviene?

Una volta incaricato di supervisionare l’iter dei lavori di ristrutturazione, l’architetto sottoporrà al cliente la propria parcella secondo due tipologie: ad importo fisso o a percentuale. La parcella a importo fisso è solitamente la preferita da parte del cliente, che in questo modo ha la possibilità di sapere con un margine di errore molto ristretto quanto costerà la consulenza del tecnico, tutto compreso, già prima dell’inizio dei lavori. Certo, va detto che in situazioni del genere sono diverse le casistiche per le quali possono entrare in gioco variabili imponderabili (lavori e costi aggiuntivi, imprevisti, ritardi…) che contribuiscono a gonfiare la parcella rispetto a quanto preventivato inizialmente. È proprio per questo motivo che solitamente gli architetti preferiscono sottoporre parcelle in percentuale rispetto a quanto costeranno i lavori in casa: questa seconda tipologia tutela nel migliore dei modi sia il tecnico che il cliente stesso, per quanto a prima vista potrebbe sembrare il contrario. Pagare una parcella in percentuale sul costo finale dei lavori significa non sapere fino all’ultimo quanto si dovrà sborsare? Assolutamente no. Un bravo architetto è infatti in grado di fornirvi fin da subito una bozza di spesa abbastanza verosimile di quanto possano venire a costare i lavori, permettendovi così di calcolare di conseguenza la percentuale a lui destinata. Inoltre, una volta che è stato realizzato un primo progetto di massima, l’architetto può elaborare un computo avvalendosi dei prezziari regionali, ottenendo così un valore del costo della ristrutturazione sufficientemente attendibile per calcolare in maniera precisa la parcella su di esso. Bene, ma a quanto ammonta in percentuale questa parcella? Le due macro-voci presentate dal preventivo dell’architetto saranno quelle della progettazione e della direzione dei lavori. Partendo da queste, la parcella sottoposta al cliente per la ristrutturazione di casa dovrebbe mediamente attestarsi fra il 7% e il 12% dell’importo totale dei lavori, equamente distribuita fra la progettazione (in percentuale variabile fra il 3% e il 6%) e la direzione dei lavori (di nuovo fra il 3% e il 6%).

un esempio pratico di quanto rimane in tasca al tecnico a fine lavori

Proviamo ora a passare dalla teoria alla pratica stilando un prospetto di quanto effettivamente possa essere il guadagno di un architetto nell’arco di un determinato lavoro di ristrutturazione e di quanto esso sia estremamente basso rispetto alla spesa effettiva del committente. Questo è un motivo in più per premiare architetti dalle parcelle più alte e fidarsi della loro buona fede: nella maggior parte dei casi quei preventivi non sono gonfiati, ma vi permetteranno di andare incontro a lavori di ristrutturazione ben calibrati e seguiti con perizia e cura. Pensiamo per semplicità a una spesa del committente di 10.000 euro in lavori di ristrutturazione. Ad essa va aggiunto un 22% di IVA e un 4% di contributo pensionistico, per una fattura totale di 12.688 euro. Sembrano tanti soldi, ma di questi solo una minima parte finirà al termine dei lavori nelle tasche dell’architetto. Innanzitutto, l’IVA viene totalmente restituita allo Stato, quindi dobbiamo per prima cosa sottrarre alla somma finale 2.288 euro. Se l’architetto rientra nel secondo scaglione di tasse (per capirci, quello compreso fra i 15.000 e i 28.000 euro annui) pagherà un’aliquota di tasse del 27%, per cui altri 2.800 euro vanno levati dal totale. Altre due sottrazioni da fare sono quelle del 4,5% di IRAP se è in società con qualche collega (ma il valore cambia da Regione a Regione) e il contributo pensionistico dei tecnici che è di circa il 18%: in questo modo se ne vanno via rispettivamente 450 e 1.800 euro. Non è finita qui, perché a questo punto vanno sottratte anche le spese di gestione a cui va incontro lo studio tecnico: esse comprendono una gran varietà di voci, fra cui l’affitto dello studio, le utenze, computer e stampanti, licenze dei programmi di progettazione, spese per le trasferte per visionare cantieri, e così via. Mediamente, questi costi incidono per almeno un altro 30% dell’importo, motivo per il quale sono almeno altri 3.000 gli euro che andranno tolti da esso. Quanto resta a questo punto in tasca all’architetto? Poco più di 1.900 euro, una cifra in linea con la percentuale fra il 7 e il 12% indicata in precedenza. Ovviamente quello appena delineato non è un prospetto preciso al 100%, ma rappresenta pur sempre una chiave di lettura abbastanza puntuale per permettere a un cliente di capire quanto effettivamente guadagna l’architetto sul costo generale dei lavori di ristrutturazione per potersi così orientare. Se pensiamo che l’architetto è chiamato a dedicare gran parte del suo tempo alla fase preliminare di progettazione, che seguirà regolarmente il cantiere dei lavori per molti mesi, caricandosi di tutte le responsabilità civili e penali e mettendo a disposizione dell’utente la propria professionalità, non è difficile capire come convenga affidare i propri destini a professionisti che decidono di proporre prezzi leggermente più alti ma in linea con le loro competenze, piuttosto che ad altri che preferiscono svendere il proprio lavoro rischiando poi di portarlo a termine con superficialità e noncuranza.

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